venerdì 8 giugno 2007

Beppe Grillo non ha letto la legge Biagi

Da Ragionpolitica.it

di Francesco Pasquali - 7 giugno 2007

Contro la figura e l'opera di Marco Biagi c'è un feroce accanimento che deve far riflettere. Ad oltre 5 anni dalla sua morte sembra esserci una strategia che vorrebbe sotterrarne anche la memoria. Dagli slogan vigliacchi urlati dai filo-brigatisti ai siti internet sindacalmovimentisti la menzogna è sempre la stessa: la legge Biagi ha prodotto il precariato danneggiando le giovani generazioni. Addirittura i comici, come Beppe Grillo e Ascanio Celestini, sono influenzati da questo accanimento. Alla luce della nuova ondata eversiva, documenti truffa come il libro pubblicato sul blog di Grillo, dal tuonante titolo «Schiavi moderni», alimentano l'odio sociale e fanno sponda a quelle realtà che nelle problematiche legate al lavoro giovanile covano progetti eversivi. Non è il contenuto del libro che indigna, in quanto si tratta di una raccolta di lettere scritte da giovani che vivono una situazione di precarietà. E' l'introduzione curata da Beppe Grillo che lancia un messaggio sbagliato, figlio di chi la legge Biagi non l'ha mai letta o non l'ha compresa. Il taglio e il tentativo sembra essere lo stesso del cortometraggio «Il Vangelo secondo precario» finanziato dalla Cgil un paio di anni fa'.

L'equazione legge Biagi = precariato è demagogica e si scontra con la realtà dei numeri. Affermare come fa il comico genovese che «la legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età» e che la legge abbia generato «una sottospecie di schiavi. Meno tutelati degli schiavi sudisti» è falso e produce guasti sociali. Impacchettare le disavventure di giovani lavoratori e attribuire alla legge Biagi la causa del diffuso disagio che i giovani vivono è un'operazione che manca di senso della responsabilità ed è sintomatica di chi non conosce affatto l'argomento. A sotterrare le menzogne dell'abile genovese sono gli stessi risultati (cioè le centinaia di migliaia di giovani che hanno trovato lavoro e maggiore protezione sul lavoro) prodotti dalla legge Biagi e riconosciuti da fonti, come la Commissione europea, l'Ocse e la Banca d'Italia, molto più autorevoli e attendibili di Grillo e di chi scrive. Il blog di Grillo rappresenta un successo della comunicazione on line ed è fortemente visitato dai giovanissimi, consegnargli un simile messaggio può essere foriero di guasti. Come meravigliarsi quindi delle scritte sui muri o delle mail offensive contro Marco Biagi? Come si possono spegnere gli incendi se c'è chi getta benzina? Le questioni legate al lavoro, dato che riguardano la vita e le speranze della persona, andrebbero trattate con la massima cautela, ancor più in un Paese come il nostro dove il lavoro è ancora ostaggio della logica del conflitto di classe.

A farne le spese sono la corretta informazione e le giovani generazioni, alle quali, mattatori esperti come Beppe Grillo, alla ricerca costante della notorietà, non esitano a dare in pasto un presunto colpevole. Che sia la sinistra radicale o l'estremismo sindacale a gettare fango sulla legge Biagi è purtroppo assodato, ma che lo faccia un personaggio che per capacità e grande abilità riesce a catturare la simpatia e la fiducia di milioni di persone è grave. C'è solo da augurarsi che il populista Beppe Grillo torni a farci sorridere ritornando sui suoi passi e riscrivendo l'introduzione senza le lenti dell'ideologia, il tutto nella consapevolezza che alla forte esposizione mediatica e alla notorietà deve corrispondere altrettanto senso della responsabilità.

! Francesco Pasquali